Filtri fotografici: guida completa e confronto tra sistemi, tipi e brand
I filtri fotografici sono ancora indispensabili nel 2026: un polarizzatore elimina riflessi che nessun software sa ricostruire, e un filtro ND permette di allungare i tempi di posa in pieno giorno per rendere setosa l'acqua o cancellare le persone in movimento. Il problema è che il mercato è diventato enorme, tra sistemi a lastra, filtri avvitabili, magnetici e a cassetto, e decine di marchi.
In questa guida ho messo in ordine tutto: come funzionano i diversi sistemi di montaggio, quali tipi di filtro esistono e quando usarli, quali sono i brand principali e quale soluzione scegliere in base a come fotografi.

In questa guida:
I quattro sistemi di montaggio: avvitabili, magnetici, a lastra e a cassetto
I tipi di filtro: UV, polarizzatore, ND, ND graduati, ND variabili, diffusione, anti-inquinamento luminoso
Una tabella delle densità ND con i tempi di posa
I brand principali a confronto, da LEE a NiSi, Kase, K&F Concept, B+W, Hoya e Tiffen
Quale sistema scegliere in base al tuo modo di fotografare
Gli errori più comuni e le domande frequenti
Se stai muovendo i primi passi, ti consiglio di partire dalla mia guida completa alla fotografia per principianti: i filtri danno il meglio quando esposizione e tempi di scatto sono già familiari.
Perché usare i filtri se esiste il fotoritocco?
Molti effetti si possono simulare in post-produzione, ma alcuni no. Un polarizzatore agisce sulla luce prima che arrivi al sensore: toglie i riflessi da acqua, vetri e foglie, e quell'informazione non si recupera dopo. Allo stesso modo, il mosso creativo di una lunga esposizione nasce da un tempo di scatto realmente lungo, che in pieno sole è possibile solo riducendo la luce con un filtro ND.
Altri filtri, come gli ND graduati, servono a gestire la gamma dinamica in un solo scatto, evitando di dover fondere più esposizioni. È un vantaggio concreto quando ci sono soggetti in movimento, come onde o rami mossi dal vento.
I sistemi di montaggio: avvitabili, magnetici, a lastra e a cassetto
Prima ancora del tipo di filtro, la scelta più importante è il sistema con cui lo monti sull'obiettivo. Ognuno ha pregi e limiti precisi.
Filtri avvitabili (circolari)
Sono i filtri classici, con una ghiera filettata che si avvita sulla parte frontale dell'obiettivo. Sono compatti, economici e sempre pronti, ma ogni diametro di filettatura richiede il suo filtro: chi ha obiettivi da 67, 77 e 82 mm deve moltiplicare gli acquisti o usare anelli adattatori step-up. Cambiarli sul campo è lento, soprattutto con le mani fredde o quando il filtro si incastra.
Filtri magnetici
Sono l'evoluzione dei filtri avvitabili: sull'obiettivo resta avvitato un anello base, e i filtri si agganciano e si staccano con una calamita in un secondo. Si possono impilare, per esempio un polarizzatore più un ND, e diversi produttori offrono anche tappi magnetici. Secondo Fstoppers hanno cambiato il modo di lavorare con i filtri, e per chi inizia un polarizzatore magnetico è spesso tutto ciò che serve.
Tra i sistemi più diffusi ci sono NiSi JetMag Pro, Kase Wolverine e Revolution, Freewell, K&F Concept, PolarPro Helix e H&Y. Una prova riportata da Ulanzi ha rilevato con il kit NiSi colori naturali e nessuna vignettatura impilando tre filtri su un 16 mm full frame, mentre Kase si distingue per la gamma di anelli fino a 95 mm e un formato da 112 mm pensato per un singolo ultra-grandangolo Nikon.
Sistemi a lastra (filtri quadrati e rettangolari)
Qui il filtro è una lastra di vetro o resina che si infila in un portafiltri, montato sull'obiettivo tramite anelli adattatori. Il formato più comune è il 100 mm, pensato per le full frame; esistono poi sistemi più piccoli da 75 e 85 mm per mirrorless APS-C e compatte, e sistemi da 150 mm per gli ultra-grandangoli con lente frontale sporgente, che non accettano filtri avvitabili.
Il vantaggio principale, come spiega Digital Camera World, è che lo stesso portafiltri e gli stessi filtri si usano su tutti gli obiettivi cambiando solo l'anello adattatore. Soprattutto, è l'unico sistema che permette di far scorrere un ND graduato in alto o in basso per allinearlo all'orizzonte. Gli svantaggi sono ingombro, peso e tempi di montaggio più lunghi.
Due dettagli tecnici da conoscere prima di comprare:
Spessore. Le lastre più comuni sono da 2 mm, ma ne esistono da 1,1 mm. Alcuni portafiltri accettano solo uno dei due spessori, e anche filtri dello stesso formato possono avere angoli sagomati in modo diverso tra un brand e l'altro.
Grandangoli spinti. Sotto i 16 mm equivalenti molti portafiltri causano vignettatura agli angoli. In questi casi servono sistemi a basso profilo, progettati apposta.
Filtri a cassetto (drop-in e slip-in)
I grandi teleobiettivi hanno una lente frontale troppo grande per i filtri normali, per questo integrano un cassetto vicino all'innesto dove inserire filtri piccoli, per esempio da 46 mm sui super-tele Nikkor Z. Esistono anche adattatori con cassetto, che portano lo stesso principio sugli obiettivi normali: un solo filtro piccolo serve tutti gli obiettivi montati su quell'adattatore. Alcuni ultra-grandangoli accettano invece filtri in gelatina sul retro.
Tabella di confronto dei sistemi
Sistema | Velocità di cambio | Ingombro | ND graduati | Ideale per |
Avvitabile | Lenta | Minimo | Poco pratici | Un solo obiettivo, budget ridotto, protezione |
Magnetico | Molto rapida | Ridotto | Solo modelli specifici | Viaggio, trekking, video, chi vuole velocità |
A lastra 100 mm | Media | Elevato | Sì, posizionabili | Paesaggio, più obiettivi, controllo totale |
A lastra 150 mm | Media | Molto elevato | Sì, posizionabili | Ultra-grandangoli senza filettatura |
A cassetto | Rapida | Nullo | No | Teleobiettivi e adattatori dedicati |
I tipi di filtro e quando usarli
UV e filtri protettivi
Con i sensori digitali il filtro UV non serve più a correggere la dominante dei raggi ultravioletti, che il sensore già filtra. Oggi ha senso solo come protezione della lente frontale da salsedine, sabbia e urti. Se lo usi, scegli un modello di buona qualità con trattamento multistrato: un vetro scadente davanti a un obiettivo costoso introduce riflessi e perdita di contrasto.
Polarizzatore circolare (CPL)
È il filtro più utile in assoluto per il paesaggio. Ruotandolo elimina i riflessi da acqua e vetri, rende più saturi i colori del fogliame bagnato e scurisce il cielo azzurro. L'effetto è massimo con il sole a circa 90° rispetto alla direzione di ripresa, mentre è quasi nullo controluce o con il sole alle spalle.
Costa circa 1-2 stop di luce, utile anche come piccolo ND.
Con gli ultra-grandangoli il cielo può risultare scurito in modo irregolare: meglio ridurre l'effetto.
Nei sistemi a lastra il polarizzatore di solito va montato dietro le altre lastre, con una rotella per ruotarlo.

Filtri ND a densità fissa
I filtri a densità neutra riducono la luce in modo uniforme, senza alterare i colori, per allungare il tempo di scatto o aprire il diaframma in piena luce. Sono il cuore della fotografia a lunga esposizione: acqua setosa, nuvole che diventano scie, piazze affollate che sembrano deserte. Ogni produttore usa una sigla diversa, quindi ecco la conversione tra stop, fattore ND e densità ottica.
Stop | Sigla ND | Densità | Da 1/60 s diventa | Uso tipico |
1 | ND2 | 0.3 | 1/30 s | Correzioni leggere, video |
3 | ND8 | 0.9 | 1/8 s | Mosso leggero, diaframmi aperti di giorno |
6 | ND64 | 1.8 | circa 1 s | Acqua setosa con luce morbida |
10 | ND1000 | 3.0 | circa 17 s | Mare a specchio e nuvole in movimento |
15 | ND32768 | 4.5 | circa 9 minuti | Lunghissime esposizioni in pieno sole |
Il conto è semplice: ogni stop raddoppia il tempo di posa. Con un ND da 10 stop un tempo di 1/60 s si moltiplica per 1024 e diventa circa 17 secondi. Molte app e le tabelle incluse nelle confezioni fanno il calcolo per te.

ND graduati (GND)
Sono scuri nella metà superiore e trasparenti in quella inferiore, per bilanciare un cielo luminoso con un primo piano in ombra. Si scelgono per densità, di solito da 1 a 4 stop, e per tipo di transizione:
Soft: sfumatura graduale, adatta a orizzonti irregolari come montagne e alberi.
Medium: il compromesso più versatile per il paesaggio generico.
Hard: passaggio netto, ideale per orizzonti piatti come il mare.
Reverse: più scuri al centro, pensati per albe e tramonti con il sole basso sull'orizzonte.
Per sfruttarli davvero serve un sistema a lastra, che permette di posizionare la sfumatura esattamente sull'orizzonte. Esistono GND avvitabili e magnetici, ma la linea di transizione resta fissa al centro dell'inquadratura.

ND variabili (VND)
Sono due polarizzatori sovrapposti: ruotando la ghiera si regola la densità, per esempio da 1 a 5 o da 6 a 9 stop. Sono amatissimi nel video, dove il tempo di scatto è vincolato al frame rate e serve regolare la luce senza cambiare filtro. I limiti sono la possibile dominante di colore e, ai valori estremi, una tipica croce scura nell'immagine, soprattutto con i grandangoli. Le versioni più recenti, come le linee True Color, puntano proprio a ridurre la dominante.
Filtri di diffusione (Black Mist e Pro-Mist)
Ammorbidiscono le alte luci, riducono il contrasto e creano un alone attorno alle sorgenti luminose, per un look cinematografico o più morbido nei ritratti. Il riferimento storico è il Tiffen Black Pro-Mist, nato più di trent'anni fa per il cinema; oggi ci sono alternative di NiSi, K&F Concept, PolarPro e altri. Si scelgono per intensità: 1/8 e 1/4 sono effetti sottili, mentre 1/2 e 1 sono decisamente marcati.
Filtri anti-inquinamento luminoso
Pensati per la fotografia notturna e l'astrofotografia, bloccano le lunghezze d'onda gialle emesse dai lampioni al sodio, ai vapori di mercurio e dai LED a bassa resa cromatica. Il più noto è il NiSi Natural Night, che costa circa 1 stop di luce. Funziona bene sotto cieli inquinati, ma non fa miracoli: nella prova di Improve Photography l'autore conclude che non è indispensabile per tutti i fotografi notturni.

Altri filtri: infrarossi, close-up e colorati
Infrarossi (IR): lasciano passare solo la luce infrarossa, per paesaggi surreali con fogliame chiaro. Richiedono esposizioni lunghe o fotocamere modificate.
Close-up: lenti addizionali che riducono la distanza minima di messa a fuoco, un modo economico per avvicinarsi alla macro.
Colorati e creativi: dai filtri per il bianco e nero ai tramonti accentuati, oggi usati soprattutto per scelta stilistica.
I principali brand di filtri a confronto
La tabella riassume i marchi più diffusi in Europa. Le fasce di prezzo sono indicative e vanno da € (economico) a €€€ (fascia professionale).
Brand | Sistemi principali | Punti di forza | Fascia |
LEE Filters | LEE100, LEE85, SW150, Elements avvitabili | Il riferimento storico del sistema a lastra, Big Stopper e Little Stopper | €€€ |
NiSi | V7 100 mm, JetMag Pro magnetici, Swift, filtri cine | Gamma vastissima, polarizzatore True Color integrato nel portafiltri | €€-€€€ |
Kase | K9, Armour, Wolverine e Revolution magnetici | Vetro temprato resistente agli urti, polarizzatore magnetico | €€-€€€ |
Haida | M10, M15, NanoPro, magnetici | Buon rapporto qualità prezzo | €€ |
Cokin | P, Z-Pro, NX, Nuances | Sistemi storici, NX a basso profilo per grandangoli | €-€€ |
K&F Concept | X-Pro 100 mm, Nano-X, magnetici | Kit completi a prezzi contenuti | € |
B+W | Avvitabili MRC Nano, lastre | Qualità ottica e costruttiva tedesca | €€-€€€ |
Hoya | HD, ProND, Fusion | Avvitabili affidabili e diffusi | €-€€ |
Tiffen | Black Pro-Mist, filtri cine | Riferimento per la diffusione nel video | €€ |
Marumi | M100 magnetico, Exus avvitabili | Portafiltri magnetico senza guide | €-€€ |
PolarPro e Freewell | Magnetici, VND per video e droni | Pensati per videomaker e creator | €€ |
LEE Filters
Marchio britannico nato nel 1967, è il nome storico dei sistemi a lastra. Il nuovo portafiltri LEE100 ha introdotto una ghiera di blocco multifunzione che sostituisce la vecchia vite e accetta fino a tre filtri; i filtri del sistema precedente restano compatibili. Il LEE85 è la versione compatta per APS-C, con filtri in resina, mentre la linea LEE Elements porta in versione avvitabile Little Stopper, Big Stopper, polarizzatore e due ND variabili, nei diametri da 67 a 82 mm. Un limite segnalato da Digital Camera World è che il polarizzatore del LEE100 si monta davanti, aumentando il rischio di vignettatura con i grandangoli.
NiSi
NiSi ha probabilmente la gamma più ampia del mercato, dai portafiltri 100 e 150 mm ai magnetici JetMag Pro, fino ai filtri per cinema e smartphone. Il kit V7 accetta tre lastre e integra il polarizzatore True Color in un incasso dell'anello da 82 mm, regolabile con una rotella anche a portafiltri carico. TechRadar lo considera uno dei migliori portafiltri professionali, notando che il solo polarizzatore LEE100 costa quanto l'intero kit NiSi.
Kase
Kase punta sulla robustezza, con filtri Wolverine in vetro temprato pensati per resistere alle cadute. Il portafiltri K9 accetta tre lastre e un polarizzatore magnetico da 90 mm che si aggancia e si stacca al volo, una soluzione che Amateur Photographer trova più pratica di quella a incasso. Il sistema Armour, invece, mette ogni lastra in una cornice che si aggancia a scatto e permette di combinare filtri quadrati e circolari.
K&F Concept, Haida e i marchi più accessibili
Per chi vuole iniziare senza spendere troppo, il kit K&F Concept X-Pro include portafiltri, polarizzatore, tre ND e quattro anelli ed è stato giudicato da Digital Camera World un ottimo rapporto qualità prezzo, con il limite di due sole guide e lastre da montare in cornice. Haida e Cokin offrono soluzioni intermedie, con il Cokin NX pensato apposta per ridurre la vignettatura sui grandangoli.
B+W, Hoya, Marumi e Tiffen
Sono i nomi di riferimento per i filtri avvitabili. B+W e Hoya sono molto diffusi per protettivi, polarizzatori e ND, mentre Tiffen resta lo standard per la diffusione nel video. Marumi propone anche un originale portafiltri magnetico M100, dove le lastre si agganciano con calamite invece che con le guide.
Quale sistema di filtri scegliere
Non esiste un sistema migliore in assoluto: dipende da cosa fotografi, da quanti obiettivi usi e da quanto peso vuoi portare. Ecco i profili più comuni.
Principiante: parti da un polarizzatore di buona qualità, avvitabile o magnetico, nel diametro dell'obiettivo che usi di più. Poi aggiungi un ND da 6 stop.
Paesaggista: un sistema a lastra da 100 mm con polarizzatore, un ND da 6 e 10 stop e un GND medium da 3 stop copre quasi tutte le situazioni.
Viaggio e trekking: un kit magnetico con polarizzatore e due ND è leggero, veloce e sta in una tasca.
Videomaker: un ND variabile di qualità, magari magnetico, e un filtro di diffusione 1/8 o 1/4 per il look cinematografico.
Astrofotografia e notturna: un filtro anti-inquinamento luminoso, utile soprattutto vicino ai centri abitati.
Ultra-grandangoli senza filettatura: serve un portafiltri da 150 mm o un sistema dedicato al tuo obiettivo.
Per capire quale diametro di filtro ti serve e perché i grandangoli sono i più critici per la vignettatura, trovi le basi nella guida ABC della fotografia: capire davvero gli obiettivi fotografici.
Gli errori più comuni con i filtri
Comprare per il diametro sbagliato. Meglio prendere i filtri per l'obiettivo più grande e usare anelli step-up sugli altri, mai il contrario.
Impilare troppi filtri sui grandangoli. Più strati significano più vignettatura e più rischio di riflessi.
Mettere a fuoco dopo aver montato un ND scuro. Componi e metti a fuoco senza filtro, passa in manuale e solo dopo monta l'ND.
Dimenticare le infiltrazioni di luce. Con le reflex chiudi l'oculare durante le lunghe esposizioni; nei sistemi a lastra controlla le guarnizioni.
Ignorare la dominante di colore. Gli ND economici possono introdurre una dominante calda o fredda: scatta in RAW e correggi il bilanciamento del bianco.
Mescolare lastre di spessore diverso. Verifica che il portafiltri supporti lo spessore dei filtri che già possiedi.
Domande frequenti sui filtri fotografici
Meglio filtri quadrati o circolari?
I filtri a lastra sono più versatili, si condividono tra obiettivi diversi e permettono di posizionare gli ND graduati. I circolari, soprattutto magnetici, sono più compatti e rapidi. Molti paesaggisti finiscono per usare entrambi.
I filtri magnetici sono sicuri?
Le calamite dei sistemi seri tengono bene anche con più filtri impilati, ma un urto laterale può staccarli. Conviene usare un laccetto o una custodia e non lasciarli appesi all'obiettivo durante gli spostamenti.
Quale filtro ND comprare per primo?
Un ND da 6 stop è il più versatile per l'acqua setosa con luce morbida. Il 10 stop è il passo successivo per mare e nuvole in pieno giorno.
Il filtro UV serve ancora?
Con i sensori digitali non migliora l'immagine, serve solo come protezione della lente frontale. Se lo usi, sceglilo di qualità e multistrato.
Il polarizzatore funziona con tutti gli obiettivi?
Sì, ma con gli ultra-grandangoli il cielo può scurirsi in modo irregolare. Sulle fotocamere moderne serve la versione circolare, non quella lineare.
Posso usare filtri di brand diversi nello stesso portafiltri?
In genere sì, se formato e spessore coincidono. Alcuni filtri hanno però angoli sagomati in modo diverso e possono entrare a fatica in portafiltri di altre marche.
Che differenza c'è tra ND variabile e ND fisso?
Il variabile regola la densità ruotando una ghiera ed è comodissimo nel video. Il fisso offre di solito colori più neutri e nessun rischio di croce scura, per questo è preferito nella fotografia di paesaggio.
Fonti e approfondimenti
Le foto d'esempio sono pubblicate su Unsplash e usate secondo la licenza Unsplash.









































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